Psoriasi: viaggio dalla clinica alle nuove terapie

psoriasi

La psoriasi è molto più di una malattia infiammatoria della pelle

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle che provoca una crescita anomala dell’epidermide. Alla base della patologia risiede la crescita disordinata e irregolare dei cheratinociti, che portano alla paracheratosi e alla formazione di placche rilevate di colore rosso rivestite da squame bianco-argenteee. Le localizzazioni più comuni sono le pieghe estensorie dei gomiti e delle ginocchia, insieme alla zona lombosacrale e al cuoio capelluto. La formazione delle placche può colpire molte altre sedi e inoltre, tipicamente, la psoriasi ha anche un interessamento delle unghie.

La prevalenza della psoriasi nella popolazione generale è stimata attorno al 2-3% e può colpire pazienti di tutte le età. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, compare già prima dei 40 anni: difatti, sono frequenti gli esordi in età pediatrica.

La psoriasi come malattia multifattoriale

Dal momento che la psoriasi è una malattia multifattoriale, ci sono una serie di fattori genetici e ambientali che contribuiscono alla sua patogenesi. Alcuni soggetti sono maggiormente predisposti a un’infiammazione cutanea anomala, che può manifestarsi insieme ad alcuni fattori ambientali esterni scatenanti. Tra questi fattori possiamo ricordare:

  • Traumi fisici: spesso la psoriasi insorge dopo un trauma come un incidente, un ricovero o un intervento chirurgico debilitante.
  • Stress: lo stress rappresenta un fattore pro-infiammatorio per l’organismo ed è considerato un fattore scatenante per molte malattie infiammatorie cutanee, compresa la psoriasi.
  • Infezioni da Streptococco B emolitico: sono la causa della psoriasi nella forma “guttata”, ma possono aggravare anche altre forme di psoriasi. In questi casi si deve procedere in primis all’eradicazione del patogeno con un trattamento antibiotico.
  • Farmaci: alcuni farmaci tra cui il litio, gli antimalarici di sintesi e i beta bloccanti sono degli induttori di psoriasi o possono aggravare manifestazioni psoriasiche già in atto.

Le principali forme di psoriasi

La psoriasi può manifestarsi in diverse forme da un punto di vista clinico all’esame obiettivo:

  • La psoriasi volgare a placche è la manifestazione clinica più comune. È caratterizzata dalla lesione tipica, ovvero una placca eritematosa con margini definiti ricoperta da squame bianco-argentee. Le placche possono avere diametro diverso e confluire fino a coprire intere aree del corpo. In base all’estensione, all’eritema, allo spessore e alla desquamazione della placca, il dermatologo può giudicarne la gravità. 
  • La psoriasi guttata si riscontra più frequentemente in soggetti giovani, dopo una faringo-tonsillite da streptococco. Sulla cute compaiono papule disseminate soprattutto sul tronco, con aspetto a goccia, dopo 10-15 giorni dall’infezione primaria. Il fenomeno è attribuito alla mimesi molecolare, ovvero alla somiglianza tra alcuni antigeni dello streptococco e alcune proteine della pelle, per cui la cross-reazione può attivare i linfociti T che attivano la reazione.
  • La psoriasi pustolosa è una forma che può presentarsi sia localizzata che generalizzata. La forma localizzata si manifesta prevalentemente in sede palmare e plantare, caratterizzata da piccole pustole sotto lo strato corneo che si superficializzano e desquamano. Nelle forme più gravi compaiono anche segni di eritema e fissurazioni. Nella forma pustolosa generalizzata, invece, le pustole compaiono su gran parte della superficie corporea.
  • La psoriasi eritrodermica è la forma più grave e spesso è l’evoluzione di una psoriasi non adeguatamente trattata oppure indotta da forte stress, alcuni farmaci o malattie preesistenti. In questa forma tutto l’ambito cutaneo diviene eritematoso e desquamante. Si tratta di una situazione molto rischiosa poiché la cute perde la funzione di barriera con il rischio di eccessiva perdita di liquidi e di calore, per cui il paziente necessita del ricovero.
  • Più comune è la psoriasi seborroica, caratterizzata da lesioni simili alla dermatite seborroica, dall’aspetto però più “secco” e localizzate in aree normalmente non interessate dalla dermatite seborroica.

La psoriasi e l’artrite psoriasica

Nel 20-30% dei casi i pazienti con la psoriasi presentano sintomi articolari di pertinenza reumatologica. In questi casi la diagnosi può convergere verso l’artrite psoriasica.

L’artrite psoriasica è una forma di artrite infiammatoria che coinvolge tipicamente l’articolazione sacro-iliaca e le articolazioni interfalangee distali delle mani e dei piedi, ma può colpire secondariamente anche le altre articolazioni dell’organismo.

È associata molto spesso all’infiammazione dei tessuti connettivi delle articolazioni e dei tendini, dando spesso come manifestazione le entesiti e le tendiniti, tra cui la più frequente è quella del tendine d’Achille. Un’altra manifestazione tipica dell’artrite psoriasica è la dattilite, ovvero l’infiammazione dolorosa con tumefazione e gonfiore delle articolazioni di uno o più dita delle mani.

La psoriasi può colpire anche le unghie di mani e piedi. I segni di psoriasi sulle unghie appaiono come infossamenti puntiformi della lamina unguelae che vengono definiti “pitting”. Possono poi comparire anche striature longitudinali e macchie giallo-arancio; nella lamina, inoltre, si vede un ispessimento.

La diagnosi della psoriasi

La psoriasi viene diagnosticata dallo specialista dermatologo nel corso di una visita, raccogliendo l’anamnesi del paziente e poi attraverso un attento esame clinico e una adeguata raccolta della storia clinica.

In rari casi di dubbio diagnostico, il medico può procedere a prelevare un campione della pelle, dunque fare una biopsia per far esaminare il campione in anatomia patologica.

Il trattamento e le varie opzioni terapeutiche

La psoriasi ha un andamento cronico-recidivante. Ciò significa che gli individui predisposti possono andare incontro ad alcuni stati di assenza della malattia, detti stati di remissione, ma la malattia può ripresentarsi soprattutto in concomitanza di fattori stressanti. Il trattamento va adeguato in base alla severità delle manifestazioni cliniche, valutate con l’indice PASI (Psoriasis Area Severity Index). 

I trattamenti previsti per la psoriasi sono divisi in terapia topica o sistemica.

Si possono prescrivere dei trattamenti topici (creme, gel, unguenti, lozioni) con effetto emolliente oppure terapie topiche con farmaci, quali la combinazione di corticosteroidi e retinoidi o calcipotriolo (un derivato della vitamina D), rallentando l’eccessiva proliferazione dei cheratinociti e promuovendo la corretta maturazione degli stessi, con effetto anti-desquamante.

Quando il trattamento topico non è sufficiente, bisogna passare alla terapia sistemica. Questa si basa principalmente sul Metotrexate, sulla ciclosporina e su un retinoide, l’Acitretina.

La rivoluzione dei farmaci biologici

Dai primi anni 2000, la terapia della psoriasi ha avuto una vera e propria rivoluzione con l’introduzione dei farmaci biologici. Si tratta di farmaci altamente efficaci e selettivi, dal momento che sono degli anticorpi monoclonali specificamente studiati per bloccare una o più molecole infiammatorie (interleuchine, TNF) che innescano e sostengono il processo infiammatorio della psoriasi.

Si tratta di farmaci somministrati tramite iniezioni sottocute molto specifici, poiché vanno ad agire selettivamente solo dove è presente l’infiammazione indotta dalla psoriasi. Infatti sono riservati alle forme più gravi e alcuni di questi sono in grado di agire simultaneamente sia sui dolori articolari dell’artrite psoriasica che sulle placche cutanee, come l’anticorpo monoclonale anti IL 17 (Ixekizumab) e l’anti IL 12/23 (Ustekinumab).

Giulia Marianello per Questione Civile

Sitografia

www.sitri.it

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